21 settembre 2018

(3) Costruiamo la società intelligente - L'Italia in un mondo ciberfisico


Pubblico la terza parte del post dedicato alle nuove tecnologie, che potrebbero aiutarci a costruire una società intelligente, rendendo il nostro mondo più prospero e sicuro.

Chi fosse interessato, può leggere:




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3 - L'Italia in un mondo ciberfisico


3.1 - La società dell'abbondanza

Stiamo andando verso un mondo ciberfisico. Un mondo dove non solo le persone, ma tutti gli oggetti e i sistemi fisici rilevanti saranno in qualche modo integrati con tecnologie informatiche e connessi in rete.
In un mondo di oggetti intelligenti e comunicanti, gli uomini potranno controllare sempre meglio il proprio ambiente, sia naturale che artificiale, utilizzando modelli cibernetici virtuali, strettamente integrati con i sistemi fisici. 
Poter controllare significa poter governare, cioè poter finalizzare i sistemi fisici verso obiettivi sempre più utili agli esseri umani e poter creare un ambiente economico e sociale dove tutti gli uomini potranno avere la possibilità di vivere una vita più soddisfacente e più libera.
In una società globalmente connessa, il controllo, e quindi il governo, deve essere in qualche modo coordinato a livello globale. Nessuna comunità può pensare di essere un’isola e di fare da sola. Inoltre, anche per evitare il proliferare di conflitti, il governo deve operare con criteri di solidarietà e giustizia, in modo da produrre vantaggi per tutti gli esseri umani. 
La capacità tecnologica acquisita dall’uomo gli consente peraltro di creare e distribuire efficacemente risorse e beni ampiamente sufficienti a garantire il benessere e la soddisfazione di ogni essere umano, salvaguardando l’ambiente naturale e i diritti e le libertà degli individui. 
Possiamo realizzare una vera e propria società dell’abbondanza, basata sulla cooperazione e sulla solidarietà, che non lasci indietro nessuno. 
Acquisire questa consapevolezza e diffondere questa visione è essenziale per costruire una società davvero intelligente, un ambiente economico e sociale dove poter vivere un’avventura umana interessante, piacevole e ricca di appassionanti esperienze. 
Una società dall’abbondanza, intelligente anche tecnologicamente, rappresenta un’opportunità senza precedenti per unificare l’umanità e fare un enorme salto culturale. 
Un’opportunità che deve essere colta dagli esseri umani. Sono gli uomini a scegliere il loro futuro, e ciascuno di noi può dare il suo contributo, attraverso la forza di volontà, la creatività ed il dialogo. 

3.2 - La convergenza delle tecnologie 

Oggi nel mondo vi sono molte tecnologie emergenti che sono ormai abbastanza mature, che stanno convergendo e si stanno integrando tra di loro e praticamente in ogni tipo di oggetto e struttura del nostro ambiente fisico. 

Si tratta di tecnologie diverse, che possiamo raggruppare in quattro direttrici:


  1. Tecnologie per acquisire e gestire dati: ci forniscono risorse informatiche potentissime: potenza di calcolo, memoria, connettività, software, sensori e componenti integrabili negli oggetti (Internet of things). In particolare il cosiddetto “Cloud Computing” fornisce disponibilità praticamente illimitata di risorse informatiche distribuite attraverso la rete internet. La disponibilità di sensori sempre più miniaturizzati e a basso costo, inseribili su oggetti di qualunque tipo, ci consente di monitorare sempre più efficacemente l’ambiente fisico, raccogliendo e trasmettendo dati.
  2. Tecnologie per analizzare i dati (Big Data Analytics): ci forniscono la capacità di gestire e analizzare grandi quantità di dati disponibili in rete, traendone informazioni utili. Includono le tecniche di Intelligenza artificiale e “machine learning” (la capacità di analizzare le informazioni disponibili per prendere decisioni o a fare previsioni, anche imparando da ogni esperienza).
  3. Tecnologie per l’interazione uomo macchina: includono l’Interazione vocale, tattile (touch screen) e in realtà aumentata. In particolare i sistemi di visione con realtà aumentata sono utili, ad esempio, per supportare efficacemente i lavoratori nello svolgimento delle attività quotidiane.
  4. Tecnologie per linterazione con il mondo fisico: includono attuatori e robot, in grado di modificare l’ambiente fisico sulla base delle informazioni disponibili. La robotica mette a disposizione macchine in grado di svolgere autonomamente compiti anche complessi, collaborando con altre macchine o con gli esseri umani. La stampa 3D effettua una “stampa tridimensionale” dell’immagine virtuale di un oggetto, con la possibilità di realizzare un oggetto fisico a distanza.

Un aspetto di fondamentale importanza è anche quello relativo alla Cyber-security, in quanto i sistemi e tecnologie ciberfisiche devono avere un alto grado di affidabilità e devono garantire la sicurezza delle informazioni e la certezza delle transazioni che avvengono in rete.

Convergenza, integrazione e standardizzazione semplificano ed accelerano la diffusione di queste tecnologie e quindi la progressiva trasformazione dei sistemi fisici esistenti in sistemi ciberfisici interconnessi.

Stiamo quindi muovendoci a velocità crescente verso un nuovo mondo, un mondo ciberfisico, dove non solo le persone, ma tutti gli oggetti e sistemi fisici rilevanti saranno in qualche modo integrati con tecnologie informatiche e connessi in rete.


3.3 - Un salto di società

Praticamente ogni sistema del nostro mondo può diventare ciberfisico.

Per ogni sistema, grazie alle tecnologie, possiamo raccogliere, anche in tempo reale, i dati sullo stato dei suoi componenti. Possiamo integrare questi dati con altri dati raccolti nell’ambiente circostante e nelle banche dati disponibili attraverso internet. Possiamo analizzare questi dati per trasformarli in informazioni. Possiamo usare queste informazioni per controllare il sistema, facendolo funzionare efficacemente ed automaticamente.

In un mondo ciberfisico tutte le attività rilevanti possono essere monitorate, controllate, coordinate e guidate anche in tempo reale ed in modo automatico. Questo vale per ogni tipo di sistema e per ogni scala, dal livello macroscopico a quello planetario.

Ogni grande sistema della società, nessuno escluso, sarà progressivamente ma radicalmente trasformato: la produzione industriale (industria 4.0) e agricola, l’edilizia, la sanità, i trasporti, la finanza, la formazione, la logistica, la gestione dell’energia, la politica e l’amministrazione.

Ciò avrà un impatto notevole, con enormi benefici potenziali per la vita sociale ed economica degli esseri umani, grazie all’enorme incremento della capacità di produrre e distribuire efficacemente e globalmente beni e servizi.

Si tratta di un salto di enormi proporzioni. Se nel decennio che si sta concludendo l’evoluzione di Internet ha cambiato radicalmente il modo in cui gli esseri umani gestiscono le informazioni e si relazionano fra di loro, lungo il prossimo decennio vi saranno cambiamenti radicali nel modo in cui gli esseri umani interagiscono e controllano il mondo fisico in cui vivono e lavorano.


3.4 - I sistemi del mondo reale

Nel nostro mondo esistono tantissimi sistemi, che sono in varia misura controllabili e finalizzati a raggiungere specifici obiettivi.

Un sistema non è altro che un insieme formato da più componenti (elementi del sistema, spesso altri insiemi o sottoinsiemi) che possono interagire in qualche modo fra di loro con l’obiettivo di raggiungere delle finalità comuni e definite (obiettivi identificativi, che cioè identificano il sistema).

Ogni sistema può essere quindi scomposto in più componenti o elementi, che a loro volta possono essere considerati sistemi oppure sottosistemi. Un sottosistema è un sistema secondario rispetto ad un sistema principale, dal quale dipende e senza il quale non può funzionare autonomamente.

Gli esseri umani organizzano il mondo in sistemi orientati a specifici obiettivi. Tali sistemi possono essere semplici (numero limitato di elementi e interazioni, completamente conoscibili) e complessi (elevato numero di componenti e interazioni, spesso non completamente conoscibili).

Possiamo individuare vari sistemi complessi di alto livello, a loro volta formati da altri sistemi più semplici e così via.

Ad esempio abbiamo il sistema industriale, formato a sua volta da altri sistemi quali fabbriche, macchine, lavoratori, ecc; il sistema dei trasporti, che comprende strade, ferrovie, automobili, treni, navi, aerei; il sistema sanitario, che comprende ospedali, ambulatori, medici. e così via.

Tutti questi sistemi diventeranno ciberfisici, e saranno quindi più controllabili, più automatici, più utili, ma anche più complessi da gestire.


3.5 - l’informatica incorporata negli oggetti

Un fenomeno che vediamo tutti è la crescente presenza dell’informatica incorporata in oggetti e prodotti anche di uso comune (embedded computing, Internet of Things), come telefoni, televisori, elettrodomestici, orologi, automobili, treni, aerei, robot e molti altri.

Le previsioni degli studiosi ci dicono che stiamo andando verso un’informatica dove i computer in quanto tali saranno sempre meno visibili (era post-PC), in quanto saranno sempre più incorporati in modo diffuso nell’ambiente fisico in cui viviamo.

Oggi le persone si aspettano che le informazioni siano disponibili in tempo reale dove e quando servono (informatica ubiquitaria), in modo da poterli utilizzare in ogni aspetto della vita politica, economica e sociale (informatica pervasiva). 

La pervasività dell’informatica rende l’ambiente fisico in qualche modo intelligente, in grado cioè di raccogliere dati, analizzarli e prendere decisioni, effettuando opportune azioni anche automaticamente.

I sistemi di computer incorporati negli oggetti e connessi ad Internet (Internet degli oggetti o IoT) hanno il potenziale di cambiare radicalmente il modo in cui gli uomini interagiscono con il proprio ambiente.

Il numero di oggetti connessi ad Internet nel 2017 era pari a circa 27 miliardi. Con una crescita media annua prevista del 12%. Fra poco più di 10 anni, nel 2030, potremmo avere oltre 125 miliardi di oggetti connessi ad Internet (dati IHS Markit). Nello stesso periodo la quantità di dati trasmessi si incrementerà di un valore compreso tra il 25% ed il 50% annuo.

McKinsey stima che nel mondo ogni secondo vengono connessi ad internet quasi 130 nuovi oggetti, e tale velocità è destinata ad aumentare. 

Per quanto riguarda l’Italia, i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano ci dicono che il mercato dell’Internet delle Cose nel 2017 è arrivato alla cifra di 3,7 miliardi di Euro, con un incremento, rispetto all’anno prima, del 32%.



I principali prodotti di questo mercato sono relativi allo Smart Metering (contatori intelligenti, 26%), alle smart car (automobili intelligenti, 22%), allo Smart Buinding (edifici intelligenti, 14%), alle soluzioni per la logistica (10%), per la casa (7%) e per l’industria.


3.6 - Un mondo connesso

Come si vede, già oggi viviamo in un mondo dove gli oggetti iniziano a connettersi ad Internet e le dove le persone sono già ampiamente connesse.

Il settimo Global Digital Report (Hootsuite - We are social) pubblicato quest’anno ci dice che, nel mondo, il numero di persone che dispone di uno smartphone ha superato i 5 miliardi, quasi il 70% della popolazione mondiale. 

Gli utenti che si connettono regolarmente ad internet sono più di 4 miliardi. Di questi quasi 3,2 miliardi utilizzano correntemente delle piattaforme di social network, principalmente Youtube (62%), Facebook (60%), Whatsapp (59%) e altre (Instagram, Google+, Twitter, skype, Linkedin, ecc).



Inoltre quasi un quarto della popolazione mondiale (1,8 miliardi di persone) fa acquisti su Internet utilizzando i servizi di e-Commerce, per un valore annuo di circa 1.500 miliardi di dollari.

In Europa vi sono Paesi come la Svezia, l’Olanda e la Gran Bretagna dove Internet è ormai utilizzato da oltre il 97% della popolazione. In questi Paesi circa l’80% della popolazione utilizza servizi di e-Commerce (acquisti, home banking). L’inglese è la lingua essenziale per comunicare e accedere alle informazioni. Infatti più del 50% delle informazioni presenti su Internet sono in lingua Inglese. Il resto è suddiviso tra le altre lingue: Russo 7%, Giapponese e Tedesco 6%, Spagnolo 5%, Francese 4%, Cinese, Italiano e Portoghese 2-3%. Tutte le altre lingue meno dell’1%. 

In Italia, pur essendo un po’ indietro rispetto a Paesi come la Svezia, l’Olanda o la Gran Bretagna, abbiamo comunque circa tre persone su quattro che accedono ad Internet ed hanno uno smartphone. Il 57% degli italiani è attivo sui social network ed il 53% utilizza servizi di e-Commerce.



3.7 - Opportunità e rischi per l’Italia

Comunque, soprattutto per l’Italia, non sarà una transizione né semplice né lineare.

L’efficace progettazione, realizzazione, e integrazione dei sistemi ciberfisici rappresentano una grande sfida per tutte le comunità umane, essendo necessario garantire altissimi livelli di sicurezza e affidabilità, realizzando sistemi particolarmente complessi, che richiedono un approccio multidisciplinare e la collaborazione di numerose competenze specialistiche.

Saranno avvantaggiati quei Paesi che riusciranno ad affrontare per primi ed in modo efficace questa sfida, attraverso politiche coordinate per la ricerca, l’innovazione, la scuola e formazione.

Saranno invece penalizzati quei Paesi che staranno fermi o agiranno in maniera poco efficace rispetto alle trasformazioni che avvengono a livello mondiale. 



In questo scenario per l’Italia vi è una buona d una cattiva notizia.

Quella cattiva dipende dal fatto che l’Italia viene considerata uno dei Paesi a maggior rischio in Europa, a causa dell’enorme peso del debito pubblico (che viaggia veloce verso i 2.400 miliardi di euro, oltre 100.000 euro per ogni famiglia italiana), dell’inefficienza della Pubblica Amministrazione, dell’instabilità politica, degli scarsi investimenti in innovazione, dell’inadeguatezza del suo sistema scolastico, dei servizi pubblici, delle sue infrastrutture.

Quella buona dipende dal fatto che l’Italia è ancora un paese tecnologicamente avanzato, ed è il secondo paese manifatturiero d’europa, anche se sta vivendo, da almeno un decennio, un pericoloso declino della produzione industriale, iniziato intorno al 2007 (quando l’Italia era di gran lunga il primo paese manifatturiero d’Europa, poi superato dalla Germania).

La diffusione dei Sistemi Ciberfisici, soprattutto nell’industria (industria 4.0), rappresenta un’opportunità storica per invertire il declino e riuscire a produrre e a redistribuire crescente ricchezza ai nostri cittadini.

Per poterlo fare dobbiamo investire in modo razionale e coordinato nell’innovazione e nella formazione, senza aumentare il debito pubblico, quindi riducendo gli sprechi e le spese non essenziali.

L’Italia è diventato un grande Paese industriale grazie al forte sviluppo che ha avuto a partire dal secondo dopoguerra.

A partire dagli anni 50 abbiamo realizzato enormi aumenti della nostra capacità produttiva, diventando il primo paese manifatturiero d’Europa.

Poi, a partire dal 2007 abbiamo subito la crisi economica, pagando un prezzo maggiore rispetto ad altri Paesi Europei come la Germania o la Francia.



Ciò è dovuto a vari fattori, non ultimi la mancanza di efficaci politiche industriali, i bassi investimenti in innovazione e il peso dell’enorme debito pubblico accumulato, che - a maggio 2018 - ha superato i 2.327 miliardi di euro, cifra che si avvicina ai 100.000 euro per ogni famiglia italiana e ai 40.000 euro per ogni italiano, inclusi i bambini.

Dobbiamo quindi con urgenza eliminare gli sprechi e le spese superflue per liberare risorse, ed investire in innovazione e formazione, riducendo contemporaneamente il debito. Non è facile ma non è certo impossibile.

Il Piano Nazionale Industria 4.0 per il periodo 2017-2020 (poi rinominato “Impresa 4.0”) ha rappresentato un primo passo nella giusta direzione, investendo risorse per promuovere gli investimenti in tecnologia e innovazione delle imprese, la ricerca e dello sviluppo, la formazione e diffusione della cultura delle innovazioni.

Bisogna proseguire su questa strada, estendendola anche ad altri settori, in un percorso coerente con l’idea di Società 5.0, ed intervenendo in modo coordinato soprattutto sul sistema della formazione e sulla riduzione dei gravami burocratici.



3.8 - La redistribuzione della ricchezza

Le tecnologie hanno sempre dato agli uomini il potere di produrre una ricchezza crescente. La torta dei beni economici, soprattutto negli ultimi decenni, è quindi potuta crescere enormemente ed aumenterà ancora nei prossimi anni.



Il problema è come viene ripartita questa torta.

Qualcosa probabilmente non va in questi meccanismi, se è vero che vi sono nel mondo dieci persone che hanno complessivamente una ricchezza maggiore di quella di tutta la metà meno ricca degli abitanti della terra, parliamo di oltre 3 miliardi e mezzo di persone.

Se consideriamo solo l’Italia, la situazione è meno estrema, ma comunque ampiamente migliorabile. 

Secondo il rapporto Oxfam sulla disuguaglianza economica in Italia, il 20% della popolazione dispone di più due terzi di tutta la ricchezza nazionale (66,4%), mentre il 60% della popolazione meno ricca ha meno del 15% della ricchezza nazionale.



Se una società ha poche regole o regole inadeguate, funziona come nel vecchio West. Chi ha le risorse per imporsi e può diventare sempre più potente, mentre per la maggioranza delle persone la vita può essere molto difficile.

Il tema di una razionale ed equa redistribuzione della ricchezza prodotta con l’ausilio crescente delle tecnologie, sarà sempre più rilevante, soprattutto in una società che diventa ciberfisica, dove i beni e molti servizi sono prodotti da sistemi automatizzati, con un minore impiego di risorse umane rispetto ai sistemi attuali.

Senza efficaci politiche fiscali, di formazione e di inclusione sociale, il divario nella distribuzione della ricchezza potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi anni.

In Italia, per fortuna, qualche regola sul lavoro e sul reddito ancora esiste. Possiamo indubbiamente fare molto di più, soprattutto considerando che dovremmo riuscire a recuperare le risorse per costruire una società più equilibrata e giusta, con vantaggi per tutti.

3.9 - Un viaggio meraviglioso


La storia dell’umanità non è certamente lineare, ma è indubbiamente positiva e progressiva.

Un viaggio meraviglioso, anche se attraversato da momenti drammatici, che ha comunque portato gli uomini a vivere in un mondo sempre più ricco di interesse, opportunità ed esperienze positive.

Ad esempio, diamo uno sguardo al recente passato della nostra comunità italiana.

Solo poco più di 150 anni fa l’Italia era un lembo di terra suddiviso in otto Stati diversi, con una popolazione in preda alla miseria, divisa da culture e lingue diverse, anche all’interno di uno stesso Stato.

Pensate che nel solo Regno di Sardegna, che comprendeva l’attuale Piemonte, la Liguria e la Valle D’Aosta, oltre a parte della Lombardia occidentale e della Francia meridionale, si parlavano almeno una decina di lingue diverse (Italiano, Francese, francoprovenzale, occitano, piemontese, ligure, lombardo, sardo, corso gallurese, catalano algherese, sassarese). Non tutti gli Stati italiani erano indipendenti. Il Regno Lombardo Veneto dipendeva dall’Austria.

L’Italia nasce a seguito delle guerre per la conquista di territori, avviata dal Regno di Sardegna sotto la dinastia dei Savoia con l‘obiettivo di annettere tutti gli stati della penisola italica e costituire il Regno d’Italia, fatto che avvenne quasi completamente nel marzo del 1861.

Per avere un’idea di come vivevano gli italiani allora e di come è cambiata la loro vita nell’Italia di oggi, dopo soli 150 anni, basta citare alcuni dati tratti dal libro di Gianni Toniolo, “la crescita economica italiana, 1861-2011”.

Dal punto di vista della ricchezza, nel 1861 il Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite (il reddito medio di ogni italiano, calcolato in euro con prezzi del 2010) era di poco più di 2.000 euro, contro i quasi 26.000 euro del 2011. I poveri assoluti erano il 40%, avendo un reddito insufficiente ad acquistare i beni essenziali alla vita (oggi - anche grazie ai servizi assistenziali - questa percentuale è praticamente zero). Quasi un italiano su 3 viveva in uno stato di denutrizione cronica, riuscendo ad assumere meno di 2.000 calorie al giorno. 

Dal punto di vista del mondo del lavoro, nel 1861 si iniziava a lavorare intorno ai 10 anni. L’80% dei bambini tra 10 e 14 anni era obbligato a lavorare. Si lavorava più di 3000 ore all’anno, almeno il doppio di quanto lavoriamo oggi.



Dal punto di vista dell’istruzione, nel 1861 circa 4 italiani su 5, l’80%, erano analfabeti e non sapevano nè leggere e né scrivere. Solo poco più del 2% della popolazione parlava italiano, in quanto erano utilizzati lingue e dialetti locali.

Dal punto di vista della salute, nel 1861 la mortalità infantile era vicina al 30% (3 bambini ogni 10 nati morivano entro il primo anno di vita) contro i poco più di 4 ogni 1000 del 2011. Chi superava il primo anno, aveva un’aspettativa media di vita di circa 30 anni, contro gli 82 anni del 2011. Il primo vaccino obbligatorio del Regno d’Italia sarà poi introdotto con la legge vaccinale del 1888 (contro il vaiolo).


Che bei cambiamenti. L’Italia era un’insieme di comunità con forti differenze culturali ed istituzionali, tutte molto arretrate anche rispetto ad altri paesi come ad esempio la Francia e la Gran Bretagna, con poche industrie ed infrastrutture. Ciò valeva per tutta l’Italia. con un Sud probabilmente un po’ più arretrato, ma senza grandi differenze.

Quanta strada abbiamo fatto da allora. Con un percorso certamente non lineare, interrotto da eventi drammatici come le due guerre mondiali. Ma quanta differenza e quanto maggior benessere diffuso nell’Italia di oggi.

L'Indice di Sviluppo Umano (ISU) è un indicatore di sviluppo macroeconomico realizzato nel 1990 e utilizzato, accanto al PIL (prodotto interno lordo), dall'Organizzazione delle Nazioni Unite a partire dal 1993 per valutare la qualità della vita nei Paesi membri.

E’ un indice che, insieme al reddito, valuta altri parametri (aspettativa di vita, istruzione), calcolando un indice con una scala da 0 a 1,



Come potete vedere il benessere medio del mondo è aumentato notevolmente negli ultimi 150 anni, e soprattutto quello dell’Italia e degli altri paesi tecnologicamente più avanzati.
Nella classifica dei Paesi a più alto ISU il primo Paese è la Norvegia (0,949), seguita dall’Australia e dalla Svizzera (0,939).  L’Italia è al 26° posto, con un indice di 0,887.

Certo possiamo e dobbiamo migliorare ancora. Ci riusciremo se manterremo la consapevolezza della strada che abbiamo fatto e delle sfide che dovremo affrontare con l’approssimarsi di un mondo ciberfisico.
(Costruiamo la società intelligente 3 - continua) 

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Sommario delle parti pubblicate

Parte 1 - Partiamo dal ponte di Genova

  • 1.1 - Anche i ponti possono parlare
  • 1.2 - L'Internet delle cose
  • 1.3 - Il controllo delle infrastrutture
  • 1.4 - Un ponte ad alto rischio
  • 1.5 - Bridge Structural Health Monitoring (BSHM)
  • 1.6 - Invecchiamento e sostenibilità delle infrastrutture
  • 1.7 - Un sistema di infrastrutture Intelligenti
  • 1.8 - Il contributo del crowdsourcing
  • 1.9 - Structural Health Monitoring  2.0
  • 1.10 - Valutare e controllare i rischi
  • 1.11 - Un piano nazionale di monitoraggio e manutenzione delle infrastrutture


  • 2.1 - Il futuro lo costruiamo noi
  • 2.2 - La macchina del tempo
  • 2.3 - Usiamo con intelligenza le tecnologie intelligenti 
  • 2.4 - La società Intelligente (Super Smart Society)
  • 2.5 - Le tappe della società umana
    • 1.0 - la società di cacciatori raccoglitori
    • 2.0 - la società agricola
    • 3.0 - la società industriale
    • 4.0 - la società dell'informazione
    • 5.0 - la società ciberfisica
  • 2.6 - La società super stupida
Parte 3 - L'Italia in un mondo ciberfisico

  • 3.1 - la società dell'abbondanza
  • 3.2 - La convergenza delle tecnologie
  • 3.3 - Un salto di società
  • 3.4 - I sistemi del mondo reale
  • 3.5 - L'informatica incorporata negli oggetti
  • 3.6 - Un mondo connesso
  • 3.7 - Opportunità e rischi per l'Italia
  • 3.8 - La redistribuzione della ricchezza
  • 3.9 - Un viaggio meraviglioso




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